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L’itinerario (per le date degli spostamenti, clicca sulle stelline dorate nella mappa interattiva)

  • 1. London . 22/07 – 24/07
  • 2. Johannesburg (e Sud Africa) 25/07 – 27/08;
  • 3. Singapore 28/08 – 01/09;
  • 4. Sydney (e Australia del sud) 02/09 – 21/09;
  • 5. Christchurch overland Auckland 21/09 – 30/10;
  • 6. Fiji 30/10 – 11/11;
  • 7. Cook Islands 10/11 – 17/11;
  • 8. Los Angeles overland New York 18/11 – 22/01/2008;
  • 9. London. 22/01/08
  • 10. Sono tornato a casa a Chamonix dal 11 marzo. Sto lavorando al documentario…

Il progetto.

Sin dall’infanzia, sono a contatto diretto con la montagna e la neve. Con mio fratello Vito e gli altri amici d’infanzia, passavamo i pomeriggi d’ogni inverno a ruzzolarci giù da discese innevate, con slitte improvvisate o bob di plastica. Eravamo arrivati al punto di battere la pista per farla durare di più, quasi fino a fine marzo, che a quelle latitudini (Italia centrale) significava una striscia di neve in un prato verde. Tutto regolare, divertimento infinito, funzionava.

Dal 1986 in poi, s’è rotto il giocattolo. Qualcosa nel meccanismo atmosferico che genera neve in inverno, s’è bloccato.

La coltre di neve, che prima resisteva almeno un mese e mezzo, adesso non si forma più. Nevicate a singhiozzo ce ne sono state, continuano ad essercene, ma il giorno dopo l’erba giallo-marroncina invernale torna a colorare i prati del Cicolano.

Sulle Alpi, la stagione invernale 2006/2007 e’ stata la più anomala del nuovo secolo, tra le più calde della storia, con pochissima neve di pessima qualità, pioggia oltre i 3000 m a febbraio, frane a marzo, piccole stazioni sciistiche sotto i 1700m che non hanno mai aperto.

Dalla constatazione di questo grave fenomeno, e’ nata l’idea di dedicare questo giro del Mondo alla verifica sul campo delle catastrofiche previsioni di cambiamento climatico, ufficializzate anche dall’ONU, con il rapporto dell’IPCC, premio Nobel 2007. Il mio progetto s’intitola quindi “The Snow Must Go On”, lo “show” che ogni inverno ci regala “snow”, deve continuare. Se le coste del mondo possono essere parzialmente inondate dall’aumento del livello degli oceani, le montagne potrebbero subire un radicale cambiamento: la sparizione dei ghiacciai, che rappresentano la sorgente numero uno d’acqua potabile, necessaria alla nostra stessa esistenza. Se questo avvenisse, potremmo dover dire addio anche alla maggior parte degli sport invernali come li conosciamo oggi.

Un’odissea variegata, dai ghiacci dell’Alaska e dello Yukon, alle spiagge di Rarotonga e delle Fiji, dalle savane africane alle montagne neozelandesi, dalle piste da sci sintetiche inglesi alle autostrade californiane: aerei, treni, traghetti, autobus, mini-camper, automobili, funivie, seggiovie, slitte, kayaks, biciclette, segways, skateboards, snowboards o quando i soldi finivano, via col caro vecchio zaino in spalla e il pollice alzato, come nel Denali National Park in Alaska.

Alle Fiji, notoriamente costose, come un po’ tutti i piccoli paradisi oceanici, ho finanziato il mio soggiorno mediante il montaggio video e la mia creatività. Grazie a una conoscenza casuale fatta a Queenstown in Nuova Zelanda, e all’estro italiano, sono stato ospitato in un villaggio gestito da Fijiani a Pacific Harbour per un’intera settimana…quando invece, da un controllo delle mie finanze, avevo quasi deciso di saltare a pie pari quelle isole magnifiche.
In ogni nazione che ho esplorato, sono stato aiutato da amici e conoscenti, ma anche da perfetti sconosciuti, che grazie ai club di viaggiatori sul Web e alla tipica benevolenza della maggior parte della gente, mi hanno offerto da dormire e da mangiare, spesso senza pretendere nulla in cambio.
Charles Laberge di Whitehorse nello Yukon Territory, Canada, ancora mi ringrazia per la carbonara che gli ho cucinato…
La logistica sembrava un incubo, ma con l’esperienza acquisita in precedenti viaggi, con l’aiuto dei forum e degli altri utenti della comunità di natgeoadventure.it, sono riuscito ad evitare di buttare soldi nei chili extra che puntualmente s’accumulavano.

Non essendo seguito da una troupe, e viaggiando in solitaria, ho dovuto filmare tutto da solo. Selvatiko, un blogger della comunità di Nat Geo Adventure, ha sintetizzato il modus operandi di noi “viaggia_attori” in questa frase:

Oramai ho perso il conto delle volte in cui, nel rito della ripresa-video, mi trovo a ripercorrere la stessa strada: treppiede aperto, telecamera su Rec, sfilata con la “cadrega” fino ad uscir dall’inquadratura, bagaglio a terra, e indietro, a recuperare tutto e pigiare stop.

dove la “cadrega” era la sua speciale bicicletta, nel mio caso snowboard o skate, oppure i mezzi di locomozione e trasporto sopra elencati. Dovendo poi “postare”, vale a dire caricare video su natgeoadventure.it, appena trovavo una presa di corrente e una connessione decente, giù a montare le immagini filmate, creando col mio laptop clips di pochi minuti di durata, ma d’emozione garantita.

Girando e documentando per lo più nell’inverno australe e in nord America, ho registrato le reazioni e la testimonianza delle persone, la variazione dei fenomeni nevosi, l’arretramento dei ghiacciai. Ho raccolto oltre 84 ore di materiale video, e circa 5000 fotografie digitali in formato RAW, per cercare di sensibilizzare quella parte d’umanità che ha scelto di separararsi dalla Natura, coloro i quali vivono in cemento e asfalto, senza tralasciare esplorazioni a tema o “giringiro” del tutto casuali, perchè lo spettacolo della neve deve continuare, e secondo me tutti hanno il dovere di contribuire alla preservazione della specie umana dall’autodistruzione.

The Snow Must Go On.

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The Itinerary (click on the golden stars on the interactive map for the dates)

  • 1. London . 22/07 – 24/07
  • 2. Johannesburg (and South Africa) 25/07 – 27/08;
  • 3. Singapore 28/08 – 01/09;
  • 4. Sydney (and South Australia) 02/09 – 21/09;
  • 5. Christchurch overland Auckland 21/09 – 30/10;
  • 6. Fiji 30/10 – 11/11;
  • 7. Cook Islands 10/11 – 17/11;
  • 8. Los Angeles overland New York 18/11 – 22/01/2008;
  • 9. London. 22/01/08
  • 10. Back home in Chamonix since march 11. Working on the documentary…

The project.

Since my childhood, I’m exposed to direct contact with mountains and snow. Together with my brother Vito and the other kids, we would spend countless winter afternoons, throwing ourselves down snowy slopes, riding dodgy wooden sledges or plastic ones. We reached a state of the art treatment, grooming the slope, to make the snow last longer, almost till the end of march, which at those latitudes (central Italy) meant a snow stripe in green meadows. All was well, endless fun, it worked.

Since 1986 the toy is not working properly. Something in the mechanism that regulates the formation of snow in the atmosphere got stuck.

The snow blanket, that would normally resist a month and a half at least, is not forming anymore. It still snows sporadically, but the day after, the yellowy-brown winter grass sees the light again.

Because of this serious phenomenon, i had the idea of dedicating the Round the World I’m about to start, to verifying on the field, anywhere I could reach mountains and snow, the catastrophic forecasts of climate change, now official and adopted by the UN. My project will therefore be called “The Snow Must Go On”, that is, the show that every winter give us snow, must go on. If coastal areas around the world will be flooded by the rise of the seas, mountains will undergo radical transformations such as the melting of glaciers, which are the number one source of fresh water, fundamental for our very existence.
Roaming and documenting widely in the austral winter and North America, I will try to detect reactions and the testimony of the people, the variations of snow phenomena, the melting of glaciers. I will try to collect as much material as possible, in order to sensitize the part of humanity that chose to separate from Nature, those living among tar and concrete, because the show of the snow can’t stop.

The Snow Must Go On.

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